Leggende giapponesi: Oshira-sama e i Kappa

Agli inizi del XX secolo lo scrittore Yanagita Kunio pubblicò una serie di racconti intitolata Tōno Monogatari (遠野物語).  Grazie a questa raccolta di racconti che riguardano leggende giapponesi, Kunio è considerato il padre del Folklore giapponese. Il libro stimolò fortemente l’immaginario dei giapponesi, preservando le tradizioni orali del mondo rurale nipponico. La varietà di personaggi e situazioni è davvero bizzarra e fantastica ed è influenzato notevolmente dall’animismo, cioè un insieme di credenze per cui tutte le cose materiali (inclusi gli oggetti e gli animali) sono dotati di una propria anima.

Un racconto particolarmente significativo è quello di Oshira-sama:

C’era una volta c’era un povero contadino. Non aveva moglie, ma aveva una bella figlia. Aveva anche un cavallo. La figlia era innamorata del cavallo, e di notte andava alla stalla e dormire vicino a lui. Infine, lei e il cavallo sono divennero marito e moglie. Una notte il padre lo venne a sapere, e il giorno dopo senza dire niente alla figlia, portò cavallo fuori dalla stalla e lo impiccò su un albero di gelso. Quella stessa notte la figlia chiese a suo padre perché il cavallo non c’era, e il padre glielo disse. Sconvolta e piena di dolore, andò sotto l’albero di gelso gridando e piangendo mentre stringeva la testa del cavallo. Il padre, in preda all’ira, afferrò un’ascia e tagliò la testa al cavallo. La fanciulla, sconvolta, afferrò la testa del cavallo e volò con lui in cielo”.

Fu da questo momento in poi che Oshira-sama diventò un kami (oggetti e spiriti di venerazione per la fede scintoista).Oshira-sama è vista come la divinità protettrice dell’agricoltura, dei cavalli e della produzione della seta. La statuetta di Oshira-sama è solitamente scolpita su un ramo di legno di gelso. Ha le teste di un cavallo e di una donna scolpiti all’una e all’altra estremità.

Per chi si appresta ad effettuare un viaggio in Giappone ed è intenzionato a visitare Honshū Settentrionale è consigliato fare tappa alla città di  Tōno dopo aver letto Tōno Monogatari, in cui troviamo tra i diversi racconti di leggende giapponesi i ben più noti kappa (si, proprio quelli di Super Mario Bros!). La maggior parte delle descrizioni dipinge i kappa con l’aspetto di ragazzi, sebbene i loro corpi siano più simili a quelli delle scimmie o a quelli delle rane piuttosto che a quelli degli esseri umani. Alcune descrizioni dicono che hanno un viso con un becco, la pelle del corpo squamosa ed un guscio sulla schiena, ricordando molto l’aspetto delle tartarughe.

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Ecco una graziosa famiglia di kappa

Se vi trovate in quelle zone ricordate che i kappa vanno matti per i cetrioli:  a volte i genitori giapponesi scrivono i nomi dei loro bambini sui cetrioli e li lanciano nelle acque infestate di kappa per placare la creatura e permettere alla famiglia di fare il bagno senza problemi.

Ovviamente i kappa sono esperti nuotatori e l’espressione giaponese kappa no kawa nagare (“un kappa che si fa portar via dalla corrente”) significa che anche gli esperti possono sbagliare.

 

 

Ecco una guida scaricabile gratuitamente sulla città di Tōno —> clicca qui

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Per chi si volesse fare un’idea sui mostri che si possono trovare in Giappone consigliamo la lettura di di questo tomo che raccoglie sette storie, tratte dalla più ampia raccolta di antiche fiabe giapponesi Japanese Fairy Tales.

 

 

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